Qui a Plastico abbiamo un debole per l’architettura, lo abbiamo già detto. In alcuni dei precedenti post abbiamo raccontato di stampe di modelli 3D a scala più o meno grande di porzioni di città, anche confrontando tra loro gli esiti ed il processo di stampa, oppure di esperimenti illuminotecnici su sagome di edifici appositamente modellate.
Questa volta spostiamo il tiro e raccontiamo di una delle prime esperienze di studio e modellazione tridimensionale di un edificio per il solo gusto di studiarlo e modellarlo.
Individuazione del soggetto
Alla base di un simile lavoro, naturalmente, un pò di tempo libero, la voglia di sperimentare e l’apprezzamento per una delle opere di un genio dell’architettura e del design italiano: Gio Ponti.
Sí perché l’oggetto di tutto questo lavoro è il grattacielo Pirelli: 127 metri di altezza per 31 piani di razionalismo. Progettato a partire dal 1950 e costruito tra il 1956 ed il 1960 per ospitare gli uffici della Pirelli, nel 1978 viene acquistato dalla Regione Lombardia che ne fa la sua sede principale fino all’affiancamento di Palazzo Lombardia. Per cinquant’anni é stato l’edificio più alto di Milano. Questo, oltre alla sua collocazione di fronte alla stazione Centrale, ha senz’altro contribuito a renderlo più che noto.
Scelta metodologica
Per poter modellare, naturalmente, bisogna conoscere il soggetto. La prima fase di un lavoro simile, dunque, è la ricerca di materiale, meglio se sotto forma di piante, prospetti e sezioni.
Non sappiamo immaginare quanti libri, riviste e pubblicazioni varie possano contenere quello che ci serve. Tuttavia decidiamo di esercitarci in maniera diversa. Qualunque cosa può essere copiata dai suoi disegni costruttivi oppure dalla realtà; e allora che copia dal vero sia! Nel nostro caso la realtà non è reale, ma quella di Google Street View. Il punto di partenza non è un rilievo sul posto, ma una pianta a bassa risoluzione del complesso scaricata dalla rete.
Ci chiediamo: è possibile produrre la modellazione tridimensionale di un oggetto fedele al vero affidandosi alla sola lettura delle proporzioni tra le parti dell’originale e a pochi elementi dimensionali certi?
Secondo noi sì.
Vediamo.
Disegno e scalatura della pianta del modello
La pianta a bassa risoluzione che ci permette di partire con il disegno è quella del livello su strada. Oltre ad avere già ben delineata la sagoma della torre, presenta chiaramente anche gli ingombri di tutti gli edifici del complesso.
Ci interessano i volumi, che qui sono molto puliti e facili da riprodurre. Iniziamo a disegnare le basi dei futuri parallelepipedi già suddivisi a seconda delle diverse altezze. Un paio di giri attorno all’isolato con Google Street View ci permettono di quantificare il numero di piani per ogni parte. In conseguenza di questo risaliamo ad un valore per le estrusioni che faremo.
Il disegno della base della torre è importantissimo. È l’elemento principale di tutta la modellazione tridimensionale e va trattato con attenzione. Iniziamo a profilarne una parte cercando di avere segmenti con misure e angoli di incidenza privi di decimali. La torre ha un profilo simmetrico, ottenuta la prima parte della sagoma la specchiamo ed il gioco è fatto.
Disegnate tutte le basi dei volumi cerchiamo di scalare l’insieme. Quest’operazione poteva essere fatta anche prima, direttamente sulla bitmap della pianta, ma ci troviamo piú comodi nella selezione di elementi vettoriali…pura preferenza personale.
Gli unici elementi dimensionali certi sono la larghezza, la profondità e l’altezza della torre. Con i primi due scaliamo i nostri profili, l’ultimo sarà utile tra poco.
Estrusione dei poligoni e modellazione tridimensionale del complesso
Una volta scalato l’insieme, utilizziamo il bordo esterno del marciapiede dell’isolato per definire la base di appoggio di tutti gli edifici. Iniziamo, poi, ad estrudere i profili. Per prima la torre che è anche l’elemento che richiede maggior lavoro.
L’altezza, come già detto, è nota, ma comprende anche la lama di copertura. Noi vogliamo dettagliare il volume inserendo prima i vuoti verticali ai lati dell’edificio, poi quello orizzontale sopra al belvedere e sotto alla copertura. Infine le file di finestre presenti sul fronte, ma, soprattutto, sul retro. Procediamo per sottrazione, togliendo dal totale la stima dello spessore della copertura e quella dell’altezza utile sottostante.
Le stime dimensionali si basano sulla visione di immagini in rete e sul confronto tra le proporzioni delle parti da ottenere con quelle scalate.
In questa fase lo studio delle proporzioni ci guida come se stessimo procedendo ad un esercizio di disegno dal vero.
L’estrusione ci permette di ottenere con facilità i due vuoti verticali ai lati. Estruso il volume principale, delineiamo il bordo dell’ultimo piano ed estrudiamo questo profilo dell’altezza appena stimata. Stessa operazione per la copertura.
Ci mancano solo le aperture nei tamponamenti in cemento del fronte e del retro dell’edificio. Il metodo per la stima dimensionale è lo stesso di prima. Estrusi i poligoni e posizionati i solidi procediamo alla loro sottrazione dal solido principale per ottenere le cavità delle finestre. Queste rientranze, che in stampa saranno appena accennate, contribuiranno a fornire al modello dettagli importanti e un ritmo sull’elevazione.
Procediamo, poi, con i solidi degli altri edifici e con il piano inclinato del raccordo tra il marciapiede ed il livello di accesso all’atrio del grattacielo.
Questa parte richiede poco tempo. I fronti sono lisci e privi di dettagli che sarebbero significativi in stampa alla scala di destinazione del modello. L’impegno è, quindi, limitato alla stima delle altezze e alla relativa estrusione.
A modello concluso proviamo a confrontarlo nella maniera più critica con le immagini di Google Street View per cercare eventuali correzioni da apportare.
Considerazioni finali
Con pochi dati certi a supportare gli elementi di stima di una visione da strada, siamo riusciti nella modellazione tridimensionale dell’intero complesso di Gio Ponti.
L’esercizio puó apparire approssimativo nel metodo. Qui a Plastico preferiamo definirlo empirico e riteniamo valido il metodo, e di conseguenza il risultato del lavoro, in funzione del suo scopo finale. Il modello, infatti, è destinato ad una stampa 3D di dimensioni relativamente ridotte, dalla quale difficilmente sarà possibile rilevare evidenti difformità con l’originale.
Nel prossimo post vedremo come abbiamo ottimizzato il modello pensando al processo di stampa e cosa sia uscito dalla stampante.