In passato ci siamo esercitati a modellare singoli edifici. Lo abbiamo fatto sia con l’intento di riprodurre l’intera costruzione, o il complesso architettonico di cui è parte, sia per rappresentarla alla scala del dettaglio costruttivo. Ora abbiamo voglia di provare a lavorare a contesti più ampi: porzioni di città o interi ambiti territoriali.
Limiti dei dati cartografici applicati alla modellazione di ambiti estesi
La città ci appassiona di più, ma, crediamo, è anche più complessa. Le costruzioni variano per pianta e altezza. La prima è facilmente reperibile in cartografia, la seconda non sempre. Le cartografie su base vettoriale ci aiutano fornendo elementi facilmente estrudibili, ma possono non riportare dati altimetrici. Qualora lo facessero, invece, dovremmo operare manualmente edificio per edificio. Magari su centinaia di edifici. È necessario un approccio meno masochista.
Le raccolte di dati geografici e OpenStreetMap
Sappiamo dell’esistenza di diverse banche dati con informazioni anche molto complesse riguardo la morfologia di ambiti naturali o urbani. Ammettiamo, però, la nostra scarsa conoscenza in merito e approfittiamo dell’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Non ci facciamo intimorire da cose come lydar, GIS e GPS focalizzando la nostra attenzione sui dati che ci occorrono. Ma cosa ci occorre? Siamo alla ricerca di un sistema informatico che ci fornisca una planimetria aggiornata e dettagliata di una porzione urbana. Deve comprendere, naturalmente, i dati altimetrici e deve essere liberamente disponibile. OpenStreetMap è in grado di fornire tutto questo. Si tratta di un progetto collaborativo volto alla realizzazione di una raccolta mondiale di dati geografici con lo scopo di creare mappe e cartografie. I dati sono in libero utilizzo, costantemente aggiornati e abbastanza facilmente gestibili dai software di modellazione tridimensionale.
Individuazione dell’ambito di sperimentazione
Su cosa sperimentare? Abbiamo bisogno di un ambiente denso, facilmente riconoscibile e familiare. Denso perché vogliamo testare il tutto su un’area densamente edificata. Facilmente riconoscibile perché vogliamo che chiunque possa immediatamente riconoscere l’oggetto che osserva. Familiare perché lavorare su un contesto che già conosciamo ci permette di trovare errori e limiti del metodo che stiamo testando.
Decidiamo per piazza Duca d’Aosta a Milano. È al centro di un tessuto certamente denso, è sicuramente nota a moltissimi e ci è familiare per aver già lavorato sul grattacielo Pirelli e sulla stazione Centrale.
Selezione dei dati utili da OpenStreetMap
Individuato l’ambito cerchiamo subito i dati di riferimento. OpenStreetMap ci permette di inquadrare un’area, di selezionarla ed esportare il file relativo. Individuiamo una porzione quadrata piuttosto ampia con al centro la piazza e comprensiva dell’intera stazione Centrale. Esportiamo ed otteniamo un file .osm che importiamo nel nostro software di modellazione. Di colpo ci troviamo di fronte alla vista prospettica di un bel numero di parellelepipedi. Il software legge il file e ci restituisce l’immagine tridimensionale della porzione di città scelta. Certo, il tutto non è proprio così automatico, ma è nettamente meglio dell’estrusione di ogni singolo oggetto.
La citata assenza di automatismo deriva dal fatto che tra l’esportazione del file e la sua lettura da parte del programma di modellazione è necessaria una fase intermedia di selezione ed interpretazione dei dati. Il file .osm contiene una miriade di informazioni non necessarie al nostro scopo. Sappiamo già di voler ottenere una porzione quadrata di contesto urbano. Sappiamo anche di volerlo più ampio possibile pur dovendolo limitare alla dimensione massima del piatto di stampa, quindi individuiamo il 5000 come fattore di riduzione. Per una scala del genere possiamo ridurre i dati da inserire nel modello limitandoli esclusivamente a quelli relativi agli edifici. Dalla lettura del file .osm viene, dunque, escluso tutto ciò che riguarda, ad esempio, la viabilità la vegetazione, l’andamento del terreno e altro ancora.
Modifica del modello tridimensionale
La modellazione è già conclusa? Non è necessario alcun intervento da parte nostra? Nì, no e sì. Il metodo pare funzionare alleggerendo la modellazione di molte estrusioni ripetute fino alla noia. Il modello tridimensionale restituito dal software, però, ha dei limiti sui quali decidiamo di intervenire.
Il primo riguarda i bordi della selezione operata in OpenStreetMap. Il file di esportazione comprende tutte le entità selezionate indipendentemente dal fatto che queste siano completamente comprese oppure no. Questo comporta il fatto che che il modello 3D presenta dei bordi frastagliati. Noi, invece, vogliamo che il quadrato di selezione operi un taglio netto sui blocchi di confine e, di conseguenza, siamo costretti a tagliare manualmente tutte le porzioni di edificio che oltrepassano la base di selezione.
Il secondo riguarda la resa dei due edifici principali del modello: il grattacielo Pirelli e la stazione Centrale. Le forme restituite in automatico non sono male, ma, avendo a disposizione dei modelli migliori, ci pare logico sostituirli. La veduta d’insieme ne guadagnerà certamente. Prima di farlo, però, alleggeriamo i dettagli di ogni modello. Essendo stati preparati per essere stampati a una scala maggiore alcuni fronzoli non sono più necessari e sarebbero, anzi, dannosi.
Considerazioni finali
A modello terminato è logico cercare una conferma con la realtà. Confrontando il modello con immagini e riprese di vario genere ci accorgiamo, se non di una corrispondenza, almeno di una verosimiglianza molto spinta. Tutte le evidenze maggiori sembrano corrispondere, anche se la nostra innata diffidenza non ci permette di garantire anche per il più piccolo edificio della strada meno importante. I dati utilizzati sono raccolti con serietà, ma su base volontaria. Sono implementati costantemente da una comunità di utenti e questo li rende certamente affidabili, ma non per questo infallibili. Va detto, però, che certamente possono essere considerati non attendibili per usi molto più professionali e spinti del nostro esercizio. Per intenderci quale può essere la possibilità di evidenziare un errore in un insieme di oggetti alti al massimo un paio di centimetri alla scala 1:5000?
Inoltre, senza voler essere riduttivi, lo scopo del nostro esperimento è quello di trovare una via rapida per rendere la terza dimensione ad una planimetria, magari allo scopo di inserire nel suo contesto il modello architettonico di un nuovo progetto. In quest’ottica l’inserimento del modello e la lettura delle sue relazioni con il contesto non sarebbero certo inficiate dalla non corrispondenza di pochi edifici all’interno di un’area che, nel nostro caso, corrisponde a quasi 1 km2.